Ormai da un po’ di anni a questa parte, sul mercato immobiliare, la classificazione energetica degli edifici è diventata un criterio fondamentale, che orienta le scelte degli operatori e che porta con sé tutta una serie di prescrizioni legali, volte a tutelare l’ambiente e ad agevolare la transizione di questo comparto verso criteri di sempre maggiore sostenibilità.
Ma come è nato questo sistema di classi energetiche? Come funziona e su cosa è basato? In che modo è collegato ai consumi energetici reali degli immobili?
Una serie di dubbi legittimi per i non addetti ai lavori, a cui vogliamo provare a dare risposta in questo articolo.
In Italia la suddivisione degli edifici in classi energetiche è stata introdotta nel 2005 con il d.lgs. 19 agosto 2005, n. 192, in attuazione di direttive comunitarie che si ponevano l’obiettivo di ridurre gli sprechi di combustibili fossili e diminuire le emissioni di CO2 in atmosfera.
La normativa in merito è stata poi via via modificata e ampliata e ha reso obbligatoria tale classificazione, tra le altre cose, per finalizzare i contratti di compravendita e locazione, oltre ad aver stabilito criteri da seguire per le nuove costruzioni.
Anche la documentazione ufficiale comprovante l’appartenenza di un edificio alla sua classe è variata nel tempo. Attualmente il documento principale a cui si fa riferimento è l’APE (Attestato di Prestazione Energetica), che deve essere redatto da un tecnico imparziale e indipendente, che non deve essere cioè stato coinvolto nei lavori di costruzione o ristrutturazione.
Le classi energetiche in cui si suddividono gli immobili sono organizzate seguendo le lettere dell’alfabeto, con un’ulteriore sotto suddivisione numerica per una individuazione più specifica delle prestazioni.
Partendo quindi dagli immobili più performanti a quelli meno virtuosi:
La sigla EP indica la prestazione energetica, un indice numerico basato sul consumo di kilowattora necessario a metro quadrato per riscaldare un ambiente.
Esistono poi gli edifici cosiddetti “nZEB” (near zero energy building) e quelli passivi. Sebbene ogni tanto si tenda a fare confusione tra i due, si tratta di due categorie che, pur avendo elementi in comune, vanno distinte.
Anche se entrambe fanno riferimento all’uso di energie pulite per i loro approvvigionamenti e offrono prestazioni elevate, le case passive mettono al centro della loro filosofia costruttiva il comfort abitativo ed il benessere di chi le abita.
L’attribuzione della specifica classe energetica di un edificio è quindi un calcolo complesso, che ha dato origine all’introduzione di una professionalità specifica, quella del “classificatore energetico”, appunto, per il quale è previsto un albo dedicato.
Dopo aver tenuto conto della zona climatica in cui si trova un edificio e delle sue qualità strutturali generali, ai fini di questo calcolo, vengono valutati alcuni elementi specifici quali:
Una volta scattata questa fotografia delle prestazioni energetiche di un immobile è possibile capire come migliorarle, intervenendo ad esempio sull’involucro esterno o sulla coibentazione interna, sugli infissi, sugli impianti.
Interventi di questo tipo, agevolati attualmente da svariati bonus fiscali, hanno più di un vantaggio: oltre a migliorare l’impatto ambientale dei nostri edifici e contribuire quindi a salvaguardare il nostro pianeta, consentono di conseguire risparmi sui consumi a breve e a medio lungo termine.
Aumentano in molti casi poi il valore dell’ immobile insieme al comfort quotidiano di chi vive al suo interno.
Tutto questo va a maggior ragione considerato, quindi, quando ci si appresta a comprare immobili di nuova costruzione.
La qualità costruttiva, quella dei materiali e l’attenzione alle prestazioni energetiche, con l’obiettivo di offrire ai clienti alti standard qualitativi ed ambientali, sono tutte caratteristiche che non possono venire sottovalutate nel mondo attuale, per il proprio interesse presente e futuro, individuale e collettivo.